Stretta del Ministero della Salute: il CBD tra le sostanze stupefacent

Stretta del Ministero della Salute: il CBD tra le sostanze stupefacenti

Stretta del Ministero della Salute: il CBD tra le sostanze stupefacenti
Stretta del Ministero della Salute: il CBD tra le sostanze stupefacenti

Scrivere questo articolo ci riempie di amarezza, in quanto dimostra, non certo per la prima volta, quanti passi siano ancora da compiere per far sì che, in Italia, i benefici della cannabis light vengano completamente compresi, soprattutto dalle istituzioni.

Ad amareggiarci - condividendo il medesimo sentimento degli altri operatori del settore - è il Decreto del Ministero della Salute risalente allo scorso 1° ottobre. Il testo in questione, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, include nelle tabelle delle sostanze stupefacenti e psicotrope le “composizioni per somministrazione a uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di cannabis”.

Il conflitto con le linee guida dell’OMS

Il Decreto in questione, come notato da diverse parti, si contraddistingue per un palese conflitto con le linee guida dell’OMS che, nel 2018, ha rimosso il cannabidiolo dalle tabelle delle sostanze stupefacenti e con effetti psicotropi. Proprio nell’anno sopra citato, è stata ufficializzata l’approvazione del farmaco Epidyolex®, prodotto da GW Pharma. Stiamo parlando di un’approvazione per il mercato USA. Il farmaco, infatti, che ha come indicazione il trattamento di due forme di epilessia farmacoresistente, arriverà nel nostro Paese nei prossimi mesi.

L’interpretazione più restrittiva è molto chiara: il CBD a uso orale non può essere commercializzato a meno che non lo faccia l’AIFA. A rendere il quadro ancora meno confortante ci hanno pensato altri tre passi. Il primo è l’inserimento della cannabis nell’elenco delle piante officinali da parte del Ministero dell’Agricoltura. 

Il secondo, invece, è la richiesta di un’autocertificazione alle tabaccherie, esercizi ai quali viene richiesto, ai fini del rinnovo della licenza, di impegnarsi a non detenere e a non vendere all’interno del proprio esercizio foglie, infiorescenze, oli e resine a base di canapa sativa.

Il terzo step è appunto il Decreto del Ministero della Salute che, come sottolineato da diversi imprenditori attivi nel settore, potrebbe rappresentare un colpo fortissimo per un settore che, in pochi anni, ha dato vita a un business di 150 milioni di euro, che dà lavoro, solo in Italia, a circa 10mila persone.

La nostra posizione

La nostra posizione da imprenditori del settore della cannabis light legale - e titolari di uno shop online, tipologia di portale il cui business generale ha fatto numeri grandissimi negli ultimi mesi portando entrate fiscali non indifferenti allo Stato - è molto chiara: si tratta di una scelta priva di qualsiasi senso che, come dimostrano studi come questo, colpisce un metabolita della cannabis che non solo non ha effetti psicoattivi ma che ha anzi importanti proprietà anti psicotiche.

In un mondo che, da anni ormai, sta compiendo e continua a compiere passi grandissimi relativi alla cannabis, l’Italia è non solo ai nastri partenza, ma sembra addirittura pronta a tornare indietro quando, come specificato sulle pagine di Wired da Luca Fiorentino, fondatore di Cannabidiol Distribution, basterebbero provvedimenti come le accise sulle infiorescenze, utili per garantire indotto all’erario e per salvaguardare nel contempo una filiera sempre più importante per l’economia italiana e per lo sviluppo sostenibile.

Relazionato Notizie
Menu principale
Cart
Close
Back
Account
Close